Porto Torres a San Gavino Monreale

Domenica 19 a San Gavino Monreale si sono svolte le sfilate dei carri del carnevale locale  nel paese del Campidano gemellato con Porto Torres e gli altri paesi sardi di San Gavino:l’edizione odierna vantava l’invidiabile primato della 28a edizione.
Quest’anno la manifestazione Sangavinese ha voluto far aprire la sfilata dei carri alle Majorettes Giudicessa Adelasia di Torres che si sono recate a San Gavino Monreale accompagnate dal Pres. del Consiglio Carlo Cossu e dal ass al Turismo Francesco Porcu.
L’accoglienza calorosa dell’amm capidanese al gruppo e agli amministratori ha ulteriormente suggellato i rapporti di amicizia e di condivisione che dallo scorso anno sono nati con Porto Torres quando San Gavino Monreale ha fatto le “prove ufficiali” degli scambi culturali e della tradizione nella fede a San Gavino del progetto degli 11 comuni Sardi “in nome di San gavino” e Porto Torres è stata presente con il suo gruppo Folk e i rapp dell’amministrazione,la bandiera del Santo Patrono nella suggestiva cerimonia che,analogamente a quanto avviane a Porto Torres,ogni anno si celebra a San Gavino Monreale.
Circa 20 carri allegorici di cui 16 in gara hanno sfilato per le vie del paese seguiti da una immensa folla di figuranti per contendersi il trofeo denominato “TORRAPONI” che letteralmente vuol dire “rimettilo in gioco” la grande coppa infatti viene rimessa in palio ogni anno per il carro migliore e solo dopo tre vittorie annuali può venire assegnato ad una compagnia partecipante.Quest’anno San gavino Monreale ha chiesto all’amministrazione di Porto Torres di essere nella giuria per la scelta del carro migliore :cosa non facile per la presenza di tanti lavori di grandissimo pregio.
l’amministrazione Sangavinese,con il sindaco Giovanni Cruccu,il vice Bruno Deidda e l’assessore Cinza Uda ha confermato l’adesione al progetto comune in Nome di San Gavino e ha invitato anche quest’anno Porto Torres ai festeggiamenti in onore dei S Martiri nel mese di maggio.
Uno scambio di targhe attestanti il gemellaggio tra le amministrazioni e le associazioni delle Majorettes Turritane e l’Oktober Fest che ha organizzato il carnevale Sangavinese ha sugellato l’incontro.
Molto interessante e da proporre nella ns Città una mostra fotografica delle sfilate storiche e dei costumi delle annate del carnevale allestita nei locali comunali e molto visitata che si pensa di organizzare per questa estate nel Museo del Porto anche nella ns Città.
Gli organizzatori della sfilata hanno preso contatti per vagliare la possibilità di una loro partecipazione al Carnevale Estivo Portotorrese che anche in quella parte della sardegna è molto conosciuto.

Ultime dal sig. Bertoldo

Dopo mesi di silenzio il sig. Bertoldo ci ha inviato questa interessante lettera che volentieri pubblichiamo .

Cronache di una guerra che non è mai scoppiata……

A volte ad essere troppo pessimisti,si corre il rischio di diventare anche un po’ miopi.
E ogni tanto capita di leggere titoli che ti allarmano e preoccupano,salvo poi accorgerti che sono fotografie di una macchina un po’ difettosa che sviluppa immagini di fantasia.
L’altro ieri il titolo:
Nel rione Oleandro cresce il degrado
E uno si immagina sporcizia,disordine,incuria,buio di notte ,insomma si preoccupa di capire cosa è successo in un quartiere che è nella sua testa una bella zona,lontana dal traffico veicolare,molto alberata,fatta di grandi condomini e villette condominiali in cui tanti hanno deciso di andare a vivere.
Oltre al titolone ,una foto di un ammasso di ramaglie che conferma il grido d’allarme del titolone….
Poi vai a vedere e pensi: ma  chi ha dichiarato la guerra in quel quartiere ci sarà davvero passato
Le ramaglie erano quelle di un albero abbattuto dal fortunale qualche giorno prima, solo che erano già state portate via prima di fare il titolone e la strada perfettamente pulita i giorni prima dell’articolo ma se questo non bastasse ti ritrovi a vedere una squadra del Comune che sta eseguendo una puntigliosa pulizia delle gradi superfici verdi che caratterizzano il Quartiere Oleandro……
Vabbè……ti dici, può capitare….magari se ci si informava di più in quartiere ne avrebbe guadagnato perché chi non c’è andato di sicuro,dovendosi comprare casa,avrebbe pensato che era meglio andare a comprare altrove…ma le dichiarazioni di guerra,si sa,spaventano….

Ok,ti dici,la guerra è finita …ma oggi apri il giornale e di nuovo ti spaventi colpito dal titolone:

San Gavino, oltre ai vandali il degrado…..
Accidenti a loro questi accidenti di zingari!!! Ci hanno danneggiato il posto a noi più caro!!!l’antica colonna romana,ma non solo anche la trachite del basamento……accidenti,meno male che le hanno pizzicate queste tre zingare ( notare il crescere del sentimento di razzismo che cresce in tutti quelli che leggono il titolone…) porca miseria!!! E non è finita:ci sarebbe tutto San Gavino che,oltre ai vandali (gli zingari prima di tutti) subisce un degrado……..

Ormai è GUERRA!!! DEGRADO,dappertutto mannaggia…….
Allora ancora ci preoccupiamo e con degli amici andiamo subito a vede cosa hanno combinato questi zingari( mannaggia a loro,se li troviamo!!….) ma quando arriviamo alla colonna facciamo una faticaccia a trovare la minima traccia di questo atto di grande vandalismo (danneggiamento di patrimonio archeologico…) non si vede nulla: che ci sia un’altra colonna? Bhò!! Giriamo nelle Cumbessias ed è tutto in ordine,il prato,le aiuole,la chiesa….insomma ma cosa è successo per fare un’altra dichiarazione di guerra? E cosa avranno pensato quelli che abitano lontano e che amano la nostra Basilica?…..
Nel frattempo passa una coppia di Rom che ci guarda incuriosita:forse anche loro volevano controllare …
Ce ne andiamo a prenderci un buon caffè tanto la guerra è già finita,anzi,non è manco cominciata…..bisognerà dirglielo…….

Bertoldo

Per riflettere…..

12/01/2012

Nell’ultimo scorcio del 2011 la politica italiana è andata incontro a radicali sommovimenti. Naufragata la più ampia maggioranza dell’esperienza repubblicana è nato un governo per la prima volta senza nessun rappresentante del Parlamento ma con la missione di evitare il collasso finanziario dello Stato e con esso la fine dell’euro. La Sardegna, pur in presenza di una dirompente crisi economica e istituzionale, vive invece una grigia stagione di stagnazione politica. La maggioranza scaturita dal voto del 2009 galleggia rassegnata nella ordinaria amministrazione di un Istituto autonomistico sempre più esangue e delegittimato. L’opposizione fa diligentemente il suo mestiere in Consiglio regionale ma non riesce a disegnare un progetto alternativo capace di mobilitare le migliori energie popolari e autonomistiche della nostra Isola. Il PD, principale forza dello schieramento progressista, dopo una bella e promettente primavera elettorale, sta di nuovo scivolando nella endemica conflittualità dei suoi stagionati gruppi dirigenti e intanto va spegnendosi la sua ambizione di essere il perno della nascita di un grande nuovo soggetto politico, autonomista e federalista, ancorato in primo luogo agli interessi, alla soggettività e alla sovranità del popolo sardo.

Decifrare il dibattito e il percorso del principale partito del centrosinistra sardo e da un po’ di tempo quanto mai problematico.La discussione e i documenti che si votano nei cosiddetti organismi dirigenti stanno diventando sempre più velleitari e incomprensibili a chi guarda ancora la politica con occhi limpidi. La maggioranza dei consiglieri regionali chiedono un incontro urgente al Segretario nazionale per denunciare il mancato rispetto di un documento votato pressoché all’unanimità dalla Direzione regionale. Altri prendono iniziative unilaterali per delimitare recinti dentro l’area del Segretario nazionale e regionale.

Anche le tante e feconde discussioni programmatiche, che si diffondono copiosamente nel territorio, sono spesso indebolite dalla esclusione sistematica di una parte significativa del patrimonio culturale del riformismo e dell’autonomismo sardo. Vedere il vivaio e i nativi del PD dividersi in due curve di tifoserie, a Macomer e a Nuoro, per applaudire o fischiare “le vecchie glorie” è francamente desolante. Qualcuno si dovrebbe rifiutare di arbitrare quelle partite. In particolare i componenti di una segreteria composta con spirito unitario. Gli organismi scaturiti democraticamente dal congresso fondativo vivono l’imbarazzo di uno sfaldamento della maggioranza che ha eletto Silvio Lai e di un cammino che prosegue con l’apporto responsabile e determinante di una minoranza fino a ieri molto intransigente e adesso, con qualche suo esponente, troppo diligentemente impegnata a sostenere il Segretario per irrigidire i diaframmi dentro la cosiddetta area Bersani. Le scadenze elettorali si sono allontanate ma paradossalmente le tensioni interne si sono acuite.

Si ha la non tranquillizzante sensazione che il calendario organizzativo e congressuale si stia rimodulando principalmente in funzione degli appuntamenti con le candidature, prima per il Parlamento e poi per il Consiglio regionale. Un partito con queste ossessioni e con l’agenda dettata dagli stessi attori da quasi un decennio non può fare molta strada nella considerazione e nella fiducia popolare. Lo dico anche autocriticamente. Se l’epicentro dei tormenti del PD è ancora la Presidenza della Regione e la possibile ricandidatura di Renato Soru allora è bene che questo tema venga subito in campo alla luce del sole e venga dipanato in Sardegna e non in qualche ufficio politico romano in zona cesarini.

La guida della Regione del centrosinistra sardo non riguarda solo un partito ma eludere questo nodo fino alla vigilia delle elezioni o delle primarie a me sembra molto rischioso. La lezione di Cagliari va metabolizzata e messa a frutto in maniera intelligente da un gruppo dirigente maturo e lungimirante. Ad iniziare proprio da Soru che ha dato un apprezzabile contributo, pochi mesi fa, per ricomporre le fratture congressuali e adesso è chiamato alla prova cruciale di mettere a disposizione del suo partito e della Sardegna tutto il peso della sua autorevolezza, della sua capacità innovativa e della sua intelligenza critica nella valutazione accurata della sua esperienza di governo e delle condizioni per un possibile rilancio, in un quadro chiaro di corresponsabilità delle forze sane e vive della società sarda. La ricandidatura per la terza volta di un Presidente carismatico e spigoloso come Soru non è a priori né un azzardo né un evento palingenetico. La greve esperienza della destra che sta governando oggi la Sardegna ha aperto gli occhi a molti sardi che stanno rivalutando l’orizzonte nuovo e alto che la stagione soriana aveva delineato per rendere finalmente libera e protagonista del suo futuro la nostra comunità regionale. Però quell’esperienza si è conclusa ,alla fine del 2008, con una cocente sconfitta. Anziché continuare con l’analisi recriminatoria e consolatoria dell’auto-sconfitta o peggio del sabotaggio interno io penso che sia opportuno riflettere sui fattori che nell’azione di governo e di riforma hanno allontanato il centro sinistra da una parte consistente dei suoi referenti sociali.

Le prossime elezioni regionali non devono essere quelle della rivincita o della resa dei conti, nel PD e nel centrosinistra, ma l’opportunità per un nuovo patto democratico con la maggioranza dei sardi. Quello che sta accadendo nel PD in questa fase non riguarda solo il PD e il suo attuale vertice. In gioco c’è di nuovo la prospettiva di dare alla politica e all’autonomia sarda una classe dirigente e un’organizzazione della rappresentanza democratica capaci di raccogliere le potenzialità culturali e civili della nostra terra e le opportunità di riscatto e di modernizzazione che questa fase storica offre.

Emanuele Sanna

L’occhio dei “rapaci” valorizzatori e quello di Giorgio Todde

Mi ha molto incuriosito un’art. apparso il gg 5 dell’articolista Giorgio Todde che commentava in maniera negativa la decisione di affidare alla Conservatoria delle Coste il patrimonio marittimo costiero che comprende i fari e le torri per la loro gestione,recupero e valorizzazione.
A supporto di ciò,sulla Nuova, faceva bella mostra di sé una curiosa quanto orribile immagine della Torre del Finocchio a Torre delle Stelle recentemente restaurata e che per l’autorevole commentatore era diventata con quel restauro l’icona di una moderna casa d’appuntamenti.
Parere condivisibile ma usato come provocazione.
La tesi dell’articolista si basava sul pericolo che la “Valorizzazione” di un Bene Comune corre quando,come nel caso della decisione della RAS questa viene messa in capo alla Conservatoria delle Coste della Sardegna che,pur essendo nata sotto la scia di quella Francese,secondo lo scrittore non ci avrebbe messo al riparo da scempi come quello segnalato della “Torre rosa confetto” restaurata a Torre delle stelle.
La critica dello scrittore entrava anche nel merito del lessico con cui la delibera di indirizzo era stata stilata e che dava una motivazione del valore dei fari come “nell’immaginario collettivo di luoghi remoti,e simboli della forza del mare”…ovvero un valore anche culturale da preservare.
Il giorno dopo, il direttore della Conservatoria dava una esauriente replica al curioso editoriale di Todde che chiariva diversi punti di quell’articolo “contro”.
La mia curiosità è aumentata dato che anche nel ns territorio insulare dell’Asinara e dell’Isola Piana ci sono fari e torri costiere più o meno abbandonati e da valorizzare.
Ho cercato di documentarmi su quali fossero le inclinazioni dell’articolista e ho appreso che,pur essendo più noto come scrittore,Giorgio Todde è in realtà un medico oculista.
Ho letto che,così come nella sua attività di medico,i suoi articoli aiutano gli avversari a vedere quello che potrebbero ma che non vogliono vedere.
Essendomi trovato molto sulle posizioni della replica iniziale della Conservatoria, mi sono chiesto se,quindi,anche io, sarei potuto essere considerato un avversario di Todde .
Ho letto che i suoi articoli propongono una Sardegna che è la stessa di Renato Soru,dove la lotta tra chi vuole conservare e distruggere è sempre in essere.
Mi sono chiesto perché,essendo io un grande stimatore di Renato Soru e della Sardegna da conservare e proteggere,invece di trovarmi in accordo con Todde mi trovavo in sintonia con la Conservatoria.
Mi sono anche chiesto se Todde si fosse dimenticato che la Conservatoria delle Coste era una istituzione creata da Renato Soru e perché mai avesse cambiato idea.
Mi sono chiesto perché, voler Valorizzare un bene dalla Conservatoria delle coste voluta da Soru oggi sia una operazione da “rapaci” e perché Todde dica che i “fari si sono salvati solo perché sono stati completamente dimenticati.
Nel nostro territorio insulare ci sono fari e torri che sono state dimenticati e abbandonati,ma non mi risulta che questo abbia prodotto benefici per quelle storiche strutture.
Torri e fari,a differenza di quanto Todde ci racconta non si sono salvati,anzi il loro più degrado è grande, se non quando si è arrivati alla loro completa distruzione.
Nella delibera regionale viene affidata alla Conservatoria la stazione semaforica di Punta Scorno sull’Isola Parco dell’Asinara:ne sono felice e consiglio a Todde di andare a vedere cosa rimane dopo che l’uomo,come lui racconta,se lo era dimenticato e completamente abbandonato.
Sono molto più preoccupato della torre della “Finanza” sull’Isola Piana che ormai cade a pezzi e che è sotto gli occhi di tutti,ma ugualmente dimenticata che non del fatto che la Regione Sarda affidi alla Conservatoria la valorizzazione del semaforo di punta Scorno.
Se l’idea è buona, rimane buona:se la Conservatoria era una istituzione da preservare con Renato Soru,lo è anche ora e lo sarà chiunque sarà alla guida della Regione.
Naturalmente l’idea va aiutata e accompagnata perché le Istituzione restano e debbono assolvere alla loro missione,sta a noi vigilare,da amministratori,intellettuali o semplici cittadini,senza pregiudizi guardando alla forma ma sopratutto ai risultati.
Oggi leggo altri chiarimenti che riportano la fotografia di quei luoghi e strutture ad un realtà più vera di quella che si poteva capire dall’articolo iniziale di Todde al quale va dato il merito di aver interessato molti alla questione.
Tra questi c’è una testimonianza dell’ultimo fanalista del faro di Punta Scorno che è sopravvissuto miracolosamente ad un fulmine che si era abbattuto sul faro .
Anche su questo ci sarebbe da segnalare, come mi capitò di fare diversi anni fa da consigliere comunale,che qualcuno ha eliminato l’enorme gabbia di rame che proteggeva il faro dai fulmini nelle tormente:forse è stato quel sistema che ha salvato il sig. Massidda ma dopo più di tre anni e una denuncia circostanziata con tanto di foto al ministero,non mi risulta che sia stato “battuto un colpo”.
Anche qui,la Valorizzazione di questi posti è una cosa concreta e non un allenamento ideologico senza conoscenza dei luoghi e delle necessità per la loro conservazione che non può essere la dimenticanza e l’abbandono da parte dell’uomo che li ha costruiti e che deve oggi trovare altri usi perché questi patrimonio non venga distrutto

Francesco Porcu
Assessore alle Politiche per l’Asinara PortoTorres

chiarimenti per chi fà confusione..

L’opposizione fà il suo “mestiere” e aprofitta di ogni cosa per fare il suo gioco:è normale.
Così capita di leggere che l’ex sindaco Mura critica la maggioranza eper farlo quasi sischiera,allo stesso tempo,con essa.
Tattica politica,leggittima e abbastanza scontata.
Come il chiarimento del Presidente del Consiglio ed esponente di Città Democratica che ben chiarisce come stanno le cose……

COMUNICATO STAMPA

Il consigliere comunale Luciano Mura ha espresso sulla Nuova Sardegna di oggi, 5 gennaio 2012, a pag. 28, considerazioni sul mio operato da Presidente del consiglio che non corrispondono di certo alla condotta che ha contraddistinto la mia azione all’interno dell’assemblea comunale in questo anno e mezzo di mandato. Ho sempre ascoltato e accolto le istanze di tutti i consiglieri, ho portato all’attenzione della Giunta e del sindaco i temi sollevati dal Consiglio comunale. Non ho mai voluto polemizzare con nessuno, nonostante le circostanze e gli avvenimenti, talvolta, ne offrissero lo spunto. Questo perché dall’assemblea comunale la nostra città non si aspetta polemiche sterili, ma proposte concrete per affrontare i problemi. È necessario chiarire che non c’è stata nessuna volontà di nascondere le dimissioni del consigliere Dino Dessì dalla presidenza della Commissione Reindustrializzazione. Ricordo al consigliere Mura che il regolamento, al comma 6 dell’art 13, recita che “il vicepresidente sostituisce il presidente in caso di assenza o impedimento. Se anche il vicepresidente è assente o impedito, il presidente è sostituito dal consigliere più anziano d’età”. E’ vero che ho ricevuto la lettera delle dimissioni di Dessì, ma mi sono assunto la responsabilità di verificare se ci fosse l’opportunità di un ritiro delle stesse, alla luce del buon lavoro svolto in questi mesi dal consigliere. Nessuno ha nascosto nulla. Di fatto, la Commissione avrebbe potuto continuare a riunirsi se attraverso il vicepresidente o il suo consigliere più anziano d’età (come prevede il regolamento) fossero state convocate le riunioni. Avrei incontrato Dessì in questi giorni, poiché è previsto dall’art. 13, comma 11 del regolamento che i presidenti delle commissioni relazionino ogni sei mesi il Presidente del consiglio sulla loro attività. Anch’io ritengo che il tema della Reindustrializzazione sia fondamentale per la nostra città: per questo motivo ho già ripreso, dopo la pausa natalizia, i rapporti mai interrotti con i vertici dell’Eni, chiedendo un nuovo incontro con il Consiglio Comunale per affrontare i temi che riguardano le bonifiche, la chimica verde e il settore produttivo di Porto Torres. Incontro che si dovrebbe tenere i primi giorni del mese di febbraio.
Sempre nell’interesse della città, per il rispetto reciproco dei consiglieri, mi sono permesso di richiamare, attraverso una comunicazione riservata e non attraverso mezzi stampa, una lettera nella quale esprimo il mio forte disappunto su atteggiamenti e comportamenti che sono avvenuti in aula e dove ho auspicato per il prossimo futuro una leale e serena convivenza professionale e lavorativa, consona a chi è stato chiamato ad amministrare una città complessa come Porto Torres.

Il Presidente
del Consiglio comunale
Carlo Cossu

Causa tormenta,Befana in Piazza rimandata….

Era successo già un’altra volta,più di 10 anni fa.
Allora era stata una pioggia torrenziale a guastare l’appuntamento per i bambini il 6 gennaio nella piazza comunale,oggi una tormenta di vento con punti oltre i 100 km/ora che sta creando seri problemi a tutta la città,ha fatto saltare la Befana in Piazza 2012.
Ma,come tanti anni fa,la festa è solo rimandata,la faremo verso la domenica del prossimo 15 gennaio e,come tanti anni fa,potremo fare festa,soprattutto con i bambini.
Ieri sera già non si riusciva a montare il grade telone della copertura del palco,oggi è ancora peggio le raffiche sono più forti.Il mare è a “forza 10” le navi sono bloccate nei porti e gli arrivi aereoportuali sono in forse…
Il trio “La Ricotta” è stato avvisato:si tengono pronti per la settimana prossima e fanno gli scongiuri chiedendo ai cornuti d’Italia,per quella giornata di non uscire a scanso di equivoci.
Abbiamo evitato di impastare la farina per le frijoli e conservato le castagne:ci vediamo tra pochi giorni a bufera finita.
PS
Le matrici dei regali dei commercianti sono già ritirate e pronte a essere messe nell’urna, anche quelle del concorso “La vetrina più bella “ sono pronte per essere estratte,così chi ha partecipato alla votazione potrà avere i premi,offerti dai commercianti,che sono,come sempre belli e interessanti.
Insomma,appuntamento tra qualche giorno,anche alle numerose befanine che erano pronte con le loro scope a girare nella folla dei ragazzi e che affileranno le scope per la festa rimandata di qualche giorni,quando Eolo la smetterà di soffiare