L’Asinara non ha bisogno di contaminazioni
Articolo pubblicato da: Francesco Porcu il 4th settembre, 2010Meglio che Stintino non porti nulla in dote sarebbe «pericoloso»
SANDRO ROGGIO
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Mi dispiace che il sindaco di Stintino (Nuova Sardegna del 31 agosto) non abbia gradito il mio intervento benché non si opponesse all’idea che gli sta più a cuore. Ho scritto che sarebbe meglio se il suo Comune facesse parte dell’organo di governo del Parco senza contropartite. Se non porta nulla in dote tanto meglio. Per non svilire il senso che si attribuisce a un parco naturale con un adempimento-lasciapassare. Perché non incrementerebbe il valore dell’Asinara un pezzo di terra avulso dalla sua dimensione definita. Come se si aggiungessero pagine in coda ad un racconto concluso solo perché è avanzata la carta.
Insisto: l’Asinara ha una dimensione geografica e storica netta e autosufficiente e teme la contaminazione che può venire da forme d’uso antitetiche con l’idea che sottintende. Se lo immagina il sindaco l’imbarazzo della guida che dovesse fare passare il visitatore verso il pezzo di parco aggiunto attraverso “Country club Bagaglino” o scansando gli episodi salienti dell’edificato a Capo Falcone? Si pensi alle aspettative severe dei visitatori (in crescita) dei parchi naturali e si immagini la loro faccia. Di fronte a quegli esempi di aggressione al territorio che il sindaco minimizza e declassa a semplice “disordine edilizio”. Evidentemente non vede, per assuefazione immagino. E io mi sento come Steve e Jane nel film “Blob” quando riferivano ai concittadini dell’avanzata del fluido gelatinoso senza essere creduti.
Non ci intendiamo, ma non dispero. Si capirà prima o poi che partigianerie e forzature indeboliscono la credibilità del messaggio di un’area protetta che proprio non ammette la doppiezza dei ruoli. D’altra parte il nuovo corso annunciato dal sindaco è un bel segnale. La svolta assicurata nel governo del territorio è apprezzabile (è il Ppr a chiederla); come l’orgoglio per la presenza di siti d’interesse comunitario (ma non per scelta della amministrazione locale). E’ bene che si abbiano progetti di risanamento di parti straziate (ma è meglio non illudersi: se n’è convinto pure Nanneddu a forza di ripeterglielo che “a sicut erat no torrat mai”). Ed è importante lo sguardo da vicino (ma un Parco nazionale è translocale per definizione e si giova di un’attenzione non localista). Mi devo infine scusare con i vip citati nelle cronache della manifestazione. Alcuni non li conoscevo e quindi ho scritto “vip più o meno vip”. Che stava per più o meno noti: a me ovviamente. Nessuna volontà di sminuire il parterre e la universale reputazione degli uomini politici coinvolti. Ai quali va pure l’encomio per essersi impegnati a dissuadere il sindaco dal proposito di continuare il picchettaggio balneare con tanto di magliette-slogan, a conferma della mia sensazione di una iniziativa un po’ avventata, come serve purtroppo per stare nella società dell’audience.









