Mi ha molto incuriosito un’art. apparso il gg 5 dell’articolista Giorgio Todde che commentava in maniera negativa la decisione di affidare alla Conservatoria delle Coste il patrimonio marittimo costiero che comprende i fari e le torri per la loro gestione,recupero e valorizzazione.
A supporto di ciò,sulla Nuova, faceva bella mostra di sé una curiosa quanto orribile immagine della Torre del Finocchio a Torre delle Stelle recentemente restaurata e che per l’autorevole commentatore era diventata con quel restauro l’icona di una moderna casa d’appuntamenti.
Parere condivisibile ma usato come provocazione.
La tesi dell’articolista si basava sul pericolo che la “Valorizzazione” di un Bene Comune corre quando,come nel caso della decisione della RAS questa viene messa in capo alla Conservatoria delle Coste della Sardegna che,pur essendo nata sotto la scia di quella Francese,secondo lo scrittore non ci avrebbe messo al riparo da scempi come quello segnalato della “Torre rosa confetto” restaurata a Torre delle stelle.
La critica dello scrittore entrava anche nel merito del lessico con cui la delibera di indirizzo era stata stilata e che dava una motivazione del valore dei fari come “nell’immaginario collettivo di luoghi remoti,e simboli della forza del mare”…ovvero un valore anche culturale da preservare.
Il giorno dopo, il direttore della Conservatoria dava una esauriente replica al curioso editoriale di Todde che chiariva diversi punti di quell’articolo “contro”.
La mia curiosità è aumentata dato che anche nel ns territorio insulare dell’Asinara e dell’Isola Piana ci sono fari e torri costiere più o meno abbandonati e da valorizzare.
Ho cercato di documentarmi su quali fossero le inclinazioni dell’articolista e ho appreso che,pur essendo più noto come scrittore,Giorgio Todde è in realtà un medico oculista.
Ho letto che,così come nella sua attività di medico,i suoi articoli aiutano gli avversari a vedere quello che potrebbero ma che non vogliono vedere.
Essendomi trovato molto sulle posizioni della replica iniziale della Conservatoria, mi sono chiesto se,quindi,anche io, sarei potuto essere considerato un avversario di Todde .
Ho letto che i suoi articoli propongono una Sardegna che è la stessa di Renato Soru,dove la lotta tra chi vuole conservare e distruggere è sempre in essere.
Mi sono chiesto perché,essendo io un grande stimatore di Renato Soru e della Sardegna da conservare e proteggere,invece di trovarmi in accordo con Todde mi trovavo in sintonia con la Conservatoria.
Mi sono anche chiesto se Todde si fosse dimenticato che la Conservatoria delle Coste era una istituzione creata da Renato Soru e perché mai avesse cambiato idea.
Mi sono chiesto perché, voler Valorizzare un bene dalla Conservatoria delle coste voluta da Soru oggi sia una operazione da “rapaci” e perché Todde dica che i “fari si sono salvati solo perché sono stati completamente dimenticati.
Nel nostro territorio insulare ci sono fari e torri che sono state dimenticati e abbandonati,ma non mi risulta che questo abbia prodotto benefici per quelle storiche strutture.
Torri e fari,a differenza di quanto Todde ci racconta non si sono salvati,anzi il loro più degrado è grande, se non quando si è arrivati alla loro completa distruzione.
Nella delibera regionale viene affidata alla Conservatoria la stazione semaforica di Punta Scorno sull’Isola Parco dell’Asinara:ne sono felice e consiglio a Todde di andare a vedere cosa rimane dopo che l’uomo,come lui racconta,se lo era dimenticato e completamente abbandonato.
Sono molto più preoccupato della torre della “Finanza” sull’Isola Piana che ormai cade a pezzi e che è sotto gli occhi di tutti,ma ugualmente dimenticata che non del fatto che la Regione Sarda affidi alla Conservatoria la valorizzazione del semaforo di punta Scorno.
Se l’idea è buona, rimane buona:se la Conservatoria era una istituzione da preservare con Renato Soru,lo è anche ora e lo sarà chiunque sarà alla guida della Regione.
Naturalmente l’idea va aiutata e accompagnata perché le Istituzione restano e debbono assolvere alla loro missione,sta a noi vigilare,da amministratori,intellettuali o semplici cittadini,senza pregiudizi guardando alla forma ma sopratutto ai risultati.
Oggi leggo altri chiarimenti che riportano la fotografia di quei luoghi e strutture ad un realtà più vera di quella che si poteva capire dall’articolo iniziale di Todde al quale va dato il merito di aver interessato molti alla questione.
Tra questi c’è una testimonianza dell’ultimo fanalista del faro di Punta Scorno che è sopravvissuto miracolosamente ad un fulmine che si era abbattuto sul faro .
Anche su questo ci sarebbe da segnalare, come mi capitò di fare diversi anni fa da consigliere comunale,che qualcuno ha eliminato l’enorme gabbia di rame che proteggeva il faro dai fulmini nelle tormente:forse è stato quel sistema che ha salvato il sig. Massidda ma dopo più di tre anni e una denuncia circostanziata con tanto di foto al ministero,non mi risulta che sia stato “battuto un colpo”.
Anche qui,la Valorizzazione di questi posti è una cosa concreta e non un allenamento ideologico senza conoscenza dei luoghi e delle necessità per la loro conservazione che non può essere la dimenticanza e l’abbandono da parte dell’uomo che li ha costruiti e che deve oggi trovare altri usi perché questi patrimonio non venga distrutto

Francesco Porcu
Assessore alle Politiche per l’Asinara PortoTorres

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