L’attività del Deputato del nostro Territorio e memil carcerebro della commissione Giustizia della Camera on. Guido Melis è una delle cose di cui andiamo orgogliosi come Democratici. Segnaliamo anche a chi nel consiglio di PortoTorres, per il mestiere che fà, due ultime interrogazioni in merito alla situazione delle carceri sarde.
Buona Lettura

Al Ministro della Giustizia
MELIS – FERRANTI
Per sapere – Premesso che

Il Carcere circondariale di Alghero, come gran parte degli istituti penitenziari sardi, versa in condizioni critiche, specialmente per le gravi deficienze che vi si riscontrano nel personale addetto, in particolare, oltre che negli educatori e negli psicologi, in quello della Polizia penitenziaria;

Il 14 luglio 2009 nel carcere si è verificato il suicidio del detenuto Eugenio La Ferla, 32 anni, di Vibo Valentia, Calabria, arrestato poco tempo prima dalla Polizia di Sassari all’interno di un’inchiesta su un traffico internazionale di droga., al momento in attesa di giudizio, impiccatosi legando un lenzuolo alle grate della cella senza che nessuno abbia potuto impedirlo;

Nel 1998, quando fu aperto l’Istituto, esistevano tre sole sezioni detentive aperte con la presenza di 90 detenuti e 110 unità di personale; oggi, data la rilevanza via via assunta dal carcere, esistono 7 sezioni, con 235 detenuti e appena 77 unità di personale;

Con questo organico ridotto occorre farsi carico della sorveglianza ma anche, contemporaneamente, delle attività trattamentali necessarie per stemperare un po’ la tensione: corsi scolastici (scuola alberghiera), corsi di falegnameria, biblioteca, panetteria e tipografia; inoltre delle visite ospedaliere e naturalmente delle traduzioni in tribunale;

E’ urgente dunque procedere alla rideterminazione della pianta organica, e comunque all’attuazione immediata di quella vigente, e ciò per evidenti ragioni connesse con il buon svolgimento del servizio e con l’effettuazione se non a livelli ottimali per lo meno a livelli ordinari delle funzioni di custodia;

se non ritenga il Ministro di dover subito provvedere, con gli opportuni provvedimenti immediati, ad assicurare l’attuazione dell’organico vigente e altresì non ritenga opportuno provvedere al suo allargamento onde corrispondere alle accresciute esigenze dell’Istituto

MELIS e FERRANTI-
Al Ministro della Giustizia
- Per sapere – premesso che:

L’art. 27 della Costituzione stabilisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”; la riforma penitenziaria del 1975 e successive modifiche riaffermano il principio fondamentale che la pena deve declinarsi, ove possibile, secondo percorsi trattamentali, anche alternativi al carcere, come per altro ribadito anche negli artt. 81 e seguenti delle Regole minime dell’ONU del 1955, del Consiglio d’Europa del 1973 e nella Raccomandazione R(87) del Comitato ei Ministri del Consiglio d’Europa del 12 febbraio 1987;

In particolare la legge n. 354 del 1975, all’art. 4, stabilisce che “nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituto prossimi alla residenza delle famiglie”; ciò per il motivo evidente che le visite e in genere i contatti coi familiari sono gravemente ostacolati dalla distanza geografica e dai costi che i visitatori debbono affrontare per recarsi ai colloqui;

Ciò è particolarmente gravoso nel caso dei detenuti nativi della Sardegna, data la particolare difficoltà connessa alla insularità e i costi fortemente più elevati dei viaggi;

Per tale ragione il Ministero della Giustizia e la Regione autonoma della Sardegna hanno stipulato il 7 febbraio 2006 (firmatari il sottosegretari di Stato Luigi Vitali e l’allora presidente della Regione Renato Soru) uno specifico “Protocollo d’intesa” nel quale “il Ministero della Giustizia, in attuazione del principio generale di territorializzazione della pena previsto dalla legge 354/1975 e successive modifiche, si impegna per quanto possibile a destinare e/o a favorire il rientro in istituti della Sardegna dei detenuti di origine, residenza o interessi nel territorio sardo che aspirano a tale rientro, tenendo particolarmente conto del luogo di residenza del nucleo familiare ed adoperandosi per il reinserimento sociale sia di coloro che sono ristretti, che di quelli che sono in esecuzione penale esterna”;

Ciononostante, e in palese inapplicazione del Protocollo e della legge si lamentano numerosi casi di detenuti sardi, anche non sottoposti a regime speciale di sorveglianza, custoditi lontano dalla Sardegna, così come più di recente rilevato dallo stesso Consiglio regionale della Sardegna (ordine del giorno n. 37, approvato dal Consiglio Regionale il 22 novembre 2007);

quale sia lo stato di applicazione della legge n. 374/1975 art. 4 sull’intero territorio nazionale e se ne venga rispettata la disposizione relativa al criterio di avvicinamento dei detenuti ai territori di provenienza o residenza;
se in particolare la disposizione suddetta, rafforzata dal Protocollo citato tra lo Stato e la Regione sarda, sia applicata puntualmente nel caso della Sardegna;
quanti detenuti sardi e per quali reati scontino attualmente la pena lontano dall’isola.
Se non ritenga opportuno, date le eccezionali situazioni della Sardegna e i costi dei trasporti da e per l’isola, di consentire a quei sardi che scontano pene in carceri lontane dalla Sardegna e che ne facciano richiesta, di essere trasferiti in sedi di detenzione isolane dove sia garantito un percorso di reale rieducazione e reinserimento nel tessuto sociale di appartenenza; tale opportunità è tesa ad alleviare la sofferenza e i disagi delle famiglie, derivanti dalle distanze, dai costi e dall’inadeguatezza dei trasporti.
guido

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